Mercato libero o tutelato, e altre soluzioni per risparmiare in bolletta

5 Maggio 2022 | Efficienza Energetica

Quanto incide il tipo di contratto di fornitura in bolletta? Quanto si può risparmiare con le giuste accortezze? Quali sono le soluzioni più efficaci per ottenere concreti risparmi?

Con i prezzi dell’energia schizzati alle stelle, alcuni si sono visti recapitare bollette a dir poco salate: fino all’80% più care rispetto ai mesi precedenti (a parità di consumi). Per altri, invece, i prezzi sono rimasti invariati.

Da cosa dipende? Dal tipo di contratto stipulato con il proprio fornitore di energia.

Infatti, siamo portati a credere che i contratti infondo siano tutti uguali e che a cambiare sia solo il nome del fornitore. Invece, certe scelte possono fare, eccome, la differenza.

Se sei capitato in questo articolo è perché, probabilmente, hai capito, a tue spese, quanto sia importante conoscere le caratteristiche del proprio contratto per evitare brutte sorprese in bolletta.

A tal proposito, il primo aspetto da conoscere riguarda la tipologia di servizio, che può essere in regime tutelato o in libero mercato.

In cosa si differenziano? Quale dei due è in grado di assicurare maggiori risparmi? Quali insidie si nascondono dietro queste tipologie contrattuali?

E soprattutto: una volta individuata la tipologia di contratto più vantaggiosa, quanto è possibile risparmiare?

Qui puoi trovare le risposte a queste domande. Scopriremo le differenze tra il mercato libero o tutelato, approfondendo le condizioni essenziali per trovare l’offerta più vantaggiosa per le proprie esigenze.

Ma se il tuo obiettivo è quello di cercare soluzioni per abbattere concretamente i consumi e, di conseguenza, i costi in bolletta, ti consiglio di leggere questo articolo fino alla fine. Parleremo dei principali interventi, incentivati dai bonus fiscali, che garantiscono immediati risparmi in bolletta.

Mettiti comodo e buona lettura!

Regime di tutela, cos’è

Il regime di tutela permette all’utente finale di pagare l’energia ad un prezzo uguale al tutto Paese, fissato per tre mesi. Questo prezzo viene stabilito dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) in base all’andamento dei mercati finanziari e all’ingrosso. 

L’acquirente Unico (società pubblica) compra l’energia e la rivende agli operatori, generalmente il distributore, il quale la ridistribuisce con un margine minimo di guadagno.

Per l’elettricità il principale distributore in Italia è Enel, ragione per cui Enel è il primo operatore del servizio di maggiore tutela.

Oggi, i contratti domestici in regime di tutela sono11,8 milioni per l’elettricità e 7,6 milioni per il gas. 

Ma veniamo ai numeri delle bollette: una famiglia tipo con 2.700 kWhdi consumo annuo e con 3 kW di potenza, in regime di tutela paga:

Fornitura2° trimestre 20212° Trimestre 2022
Energia elettrica20,83 cent/kWh41.34 cent/kWh

Come si evince, il prezzo è raddoppiato.

Fornitura2° trimestre 20212° Trimestre 2022
Gas73,42 cent/kWh123,62 cent/kWh

In questo caso gli aumenti toccano il +70%.

Mercato libero, cos’è

Ma la maggior parte delle utenze ha stipulato contratti in mercato libero. Sono infatti 18 milioni i clienti per l’elettricità, e 12 per il gas.

Secondo questa tipologia contrattuale, il prezzo viene fissato dall’azienda che compra e rivende in base alle proprie strategie commerciali, dunque con maggiore margine di profitto.

Visti gli accordi che i rivenditori possono siglare con i grandi fornitori (con scadenze a medio e lungo termine), il costo della materia prima è dettato solo marginalmente dal mercato finanziario, come invece accade per il regime di tutela.

Dunque, ogni rivenditore stabilisce il suo prezzo che può rivendere come variabile o fisso (esattamente come il tasso del mutuo).

Cosa s’intende per variabile? Significa che il prezzo può subire delle variazioni periodica, a scadenze prefissate, in base ai prezzi del mercato all’ingrosso.

Con il prezzo fisso, invece, la scadenza è fissata a minimo un anno e paghi quello che è stato stabilito indipendentemente dall’andamento dei mercati.

Coloro che hanno stipulato questo tipo di contratto sono rimasti indenni dalle recenti stangate in bolletta.

Regime di tutela o mercato libero, quale conviene?

Come emerge dal report sull’evoluzione dei mercati di vendita al dettaglio dell’energia elettrica e del gas (aggiornato a gennaio 2022), redatto dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), nel 2021per una famiglia con un consumo di 2.700 kWh di elettricità e una potenza di 3 Kw, su 1.355 offerte mensili solo 122 erano più convenienti sul mercato libero rispetto al servizio di tutela. Risparmio massimo 88,93 euro l’anno con il prezzo variabile e 188,50 euro a prezzo fisso con contratto a 12 o 24 mesi. Per una famiglia con un consumo annuale di gas di 1.400 m³, sul libero mercato solo 113 offerte più convenienti del regime di tutela. Risparmio massimo: a prezzo variabile 109,68 euro l’anno, a prezzo fisso 412,22 euro.

Quindi si evince, in maniera piuttosto chiara, la netta convenienza del regime di tutela rispetto al libero mercato.

Nonostante ciò, sempre dal report di cui sopra, si legge una progressiva uscita dei clienti finali dal regime di tutela: nel settore elettrico, il 59,7% (+ 2,4 punti percentuali in sei mesi) dei clienti domestici e il 70,4% (+2,4 p.p.) dei clienti altri usi connessi in BT sono usciti dal regime di tutela, mentre nel settore gas ben il 62,0% (+ 1,8 p.p.) dei clienti domestici hanno aderito al mercato libero.

Dunque, nella grande maggioranza delle regioni e delle province italiane, più della metà dei clienti, sia domestici che no, è uscito dal regime di tutela scegliendo un contratto di libero mercato, per entrambe le forniture di energia.

A cosa è dovuto questo andamento?

La maggior parte dagli intervistati per la redazione del suddetto report, dichiara di aver sottoscritto il contratto dopo aver ricevuto la chiamata di un call center.

Come avrai notato tu stesso, nell’ultimo periodo le chiamate degli operatori sono diventate particolarmente insistenti, potremo dire che sono state quasi oppressive.

Chiamate a qualunque ora della giornata, solitamente spacciandosi per Enel Energia, quando spesso, in realtà, si tratta altre piccole società di cui la maggior parte dei consumatori ignora persino l’esistenza.

Basti pensare che in Italia sono attivi ben 723 rivenditori di energia.

Il loro obiettivo è quello di traghettare, attraverso abili tecniche di persuasione, l’utente verso il cambio contratto, in particolare verso il mercato libero.

Così, molto spesso, l’utente si trova ad avere aderito ad una nuova forma contrattuale senza conoscerne bene le ragioni.

A tal proposito ricordiamoci che l’offerta che ci viene proposta è prima di tutto nell’interesse del venditore, sempre, e che ci potrebbero essere delle condizioni particolarmente svantaggiose. Per esempio, “inaspettati” cambi di tariffa.

Certo, sapere leggere e riconoscere queste condizioni richiede un elevato livello di conoscenza del proprio contratto, quindi un certo impegno da parte dell’utente, ma può fare la differenza in bolletta.

A tal proposito, dal report emerge un dato piuttosto rilevante: nell’ambito domestico sono in aumento i clienti che hanno sottoscritto il contratto da soli, tramite il sito internet del fornitore (20,5%). Dunque, spicca nelle azioni dell’utente, una rinnovata consapevolezza e il desiderio di essere attivi nel proprio interesse.

Per le imprese, invece, è in crescita la quota di clienti che hanno sottoscritto un contratto in seguito alla visita di un agente di vendita (+31,4%). Questo andamento è correlato alla crescente complessità e personalizzazione che caratterizza le offerte dedicate alle imprese man mano che aumenta il livello dei consumi.

Alternative più vantaggiose per risparmiare in bolletta

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, conoscere il contratto di energia che abbiamo stipulato con il nostro fornitore è determinante per evitare di pagare inutili, ed eccessivi, sovrapprezzi, ma se desideriamo abbattere concretamente la spesa energetica le considerazioni da fare sono di altra natura.

Siamo a portati a vedere nei cosiddetti costi fissi, ovvero i costi di trasporto, oneri di sistema, Iva ecc, i maggiori sprechi, perché poco hanno a che fare con i nostri usi e consumi, in realtà quello che incide maggiormente in bolletta è il costo della materia prima: per l’80% della bolletta elettrica e per il 70% su quella del gas.

A differenza degli oneri di sistema, il cui prezzo, peraltro, è uguale sia in regime di tutela che nel mercato libero, sulla spesa della materia energia possiamo ottenere grandi risparmi. Come?

Innanzitutto, riducendo i consumi, poi assicurandoci di pagare la materia energia al prezzo più vantaggioso.

Attenzione: per “ridurre i propri consumi” intendo fare di più con meno energia, senza adoperare insensate rinunce.

Questo è possibile realizzando specifici interventi di efficienza energetica, autofinanziati ed incentivati dai bonus statali.

Quali sono?

Il primo, per ordine e per importanza, è l’isolamento termico dell’involucro edilizio, quindi la realizzazione del famoso “cappotto”. Questo primo, e fondamentale, intervento è in grado di ridurre le dispersioni del 40-50%.

Altro passo importante, mirato anch’esso a contenere le dispersioni termiche, è la sostituzione degli infissi, spesso portatori di spifferi, che oltre a rendere gli ambienti meno confortevoli, comportano ulteriori sprechi energetici.

Questo miglioramento, oltre a conferire maggiori comfort e un concreto abbattimento dei rumori esterni, può assicurare circa +10% di risparmio in bolletta.

Una volta efficientati questi aspetti possiamo passare alla valutazione del nuovo sistema di climatizzazione invernale e/o estivo.

La tradizionale caldaia può essere sostituita con una a condensazione, oppure con un impianto a biomassa, oppure ancora con un impianto a pompa di calore con il quale soddisfare sia la climatizzazione invernale che estiva, o ibrido a pompa di calore, magari abbinato ad un impianto fotovoltaico e al pavimento radiante.

Sempre per quanto concerne l’impianto di climatizzazione, è buona norma dotare il proprio impianto di una centralina di regolazione della temperatura che eviti inutili picchi di potenza e che permetta di programmare i consumi in base alle proprie abitudini, quindi installare sistemi di termoregolazione evoluti così da impostare la temperatura media che desideriamo per i nostri ambienti.

Le potenzialità variano da caso a caso, in base alla collocazione geografica dell’edificio, all’epoca di costruzione dell’edificio, alla tipologia costruttiva e agli impianti installati.

Generalmente possiamo affermare che l’installazione di una caldaia a condensazione in classe energetica A può apportare circa il 30% di risparmio, gli impianti a pompa di calore abbinati al fotovoltaico, invece, permettono di risparmiare, mediamente, circa il 70% rispetto alla caldaia tradizionale.

Come abbiamo approfondito nell’articolo Incentivi per l’efficienza energetica in ambito residenziale, la guida rapida, tutti gli interventi sopra elencati, si autofinanziano in breve tempo attraverso i risparmi prodotti, ma per agevolare maggiormente la loro diffusione, sono fortemente incentivati dai bonus fiscali.

Uno dei più conosciuti è l’Ecobonus, di cui puoi approfondire tutti gli aspetti all’interno della guida completa: il contributo fiscale dedicato agli interventi di efficienza energetica che si presenta nella misura del 50% 65%.

Ne possono godere tutti i cittadini che possiedono un diritto reale sull’immobile e assoggettati all’imposta sul reddito sulle persone fisiche (IRPEF), optando per la detrazione fiscale, oppure per la cessione del credito, oppure ancora per lo sconto in fattura.

Per accedere all’incentivo devono essere rispettati precisi requisiti tecnici e i limiti si spesa previsti dalla normativa.

Poi troviamo l’ormai famoso Superbonus 110%, disciplinato all’interno dell’art. 119 D.L. n. 34/2020, il quale incentiva le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, per gli interventi di efficienza energetica e di adeguamento sismico.

Questo bonus edilizio suddivide gli interventi in due categorie: trainanti e tranati.

I primi riguardano la realizzazione dell’isolamento termico e la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale (e/o estivo) centralizzato. La realizzazione di uno di questi interventi sblocca la stessa aliquota del 110% agli interventi facenti parte la seconda categoria.

Per beneficiare del Superbonus 110%, gli interventi di efficienza energetica devono garantire il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’immobile. Anche in questo devono essere rispettati i requisiti tecnici e i limiti di spesa.

Infine, il Conto Termico 2.0. Si tratta dell’incentivo introdotto con il D.M. 28/12/2012 al fine di incrementare l’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

Il contributo disposto copre fino il 65% dei costi e le modalità in cui è possibile ottenerlo sono molto vantaggiose: Il limite massimo per l’erogazione degli incentivi in un’unica rata è di 5.000 euro (diversamente vengono spalmati su più rate) e i tempi di pagamento sono all’incirca di 2 mesi, semplicemente tramite bonifico.

L’incentivo promuove la sostituzione del vecchio impianto di climatizzazione invernale con uno dei seguenti impianti: caldaia o stufa a biomassa, scalda acqua a pompa di calore, pompa di calore, impianto ibrido a pompa di calore. Inoltre, viene incentivato anche la sostituzione o nuova installazione dell’impianto solare termico.

Arrivato a questo punto dovrebbe esserti un po’ più chiare tutte le armi che hai disposizione per assicurarti concreti risparmi in bolletta, ma se hai bisogno di ulteriori chiarimenti o se pronto per passare dalla teoria alla pratica, noi ci siamo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Share This