REPowerEU: il piano della Commissione europea per accelerare la transizione energetica

10 Giugno 2022 | Efficienza Energetica

La guerra in Ucraina ha portato alla luce i limiti dell’attuale sistema energetico, fortemente legato ai combustibili fossili della Russia. Per ridurre questa dipendenza e, contestualmente, contrastare la crisi climatica, l’UE ha presentato un piano: il REPowerEU.

Il potere d’acquisto dei consumatori si è ridotto in maniera consistente: il settore alimentare è rincarato, mediamente, dell’11% (ma per particolari prodotti si sono registrate anche punte del 70%, vedi l’olio dei semi), le bollette sono salite del 74% circa, il gasolio del 48% circa, voli aerei + 100% circa e così via…

Di conseguenza, sempre più persone si sono viste costrette a rivedere le proprie scelte, prediligendo prodotti a prezzi particolarmente convenienti e rinunciando a quelli superflui, così come ai momenti di svago al bar o ristorante.

Probabilmente anche tu avrai notato che questi incredibili aumenti hanno coinciso col nascere della guerra in Ucraina

Secondo alcuni, questi aumenti sono stati amplificati da fenomeni speculativi che poco hanno a che fare con la crisi in corso, ma che la dipendenza dai combustibili fossili russi limiti la nostra sicurezza energetica resta un fatto.

Per questo motivo la Commissione europea ha presentato il REPowerEU: il piano per porre fine alla dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili russi e, contestualmente, contrastare la crisi climatica.

Oltre a mitigare la situazione emergenziale che stiamo vivendo, il suddetto piano getta le basi per un sistema energetico europeo più diversificato, più efficiente e più improntato all’uso delle energie rinnovabili, quindi più indipendente.

Per capire meglio i punti contenuti all’interno del REPowerEu, continua la lettura di questo articolo fino alla fine.

REPowerEU, contesto e finalità

Prima di illustrare i punti chiave contenuti all’interno del piano REPowerEU, facciamo un piccolo passo indietro per indagare le ragioni che l’hanno visto necessario.

Il lockdown ha fermato i consumi e quindi la produzione, così quando tutto è ripartito le riserve si sono rivelate insufficienti. Ad aggravare la situazione, nel quarto trimestre del 2021, arrivano le tensioni tra Mosca, Ucraina e Nato, quindi la riduzione delle forniture russe del 25%. Poi scoppia la guerra in Ucraina, ed ecco la tempesta perfetta.

Le attuali tensioni geopolitiche hanno esposto i paesi europei a venti di forte incertezza, con prezzi dell’energia alle stelle eripetute minacce di interruzione della fornitura di gas.

Per questo si sono rese necessarie nuove misure per accelerare la transizione energetica ed essere così più indipendenti dai fornitori di combustibili fossili, i quali, costano ai contribuenti europei 100 miliardi di € all’anno.

La bozza di queste nuove misure è stata presentata lo scorso 8 marzo, a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

In occasione del Consiglio europeo del 24-25 marzo i leader dell’UE hanno sottoscritto l’obiettivo di affrancare l’Europa dai combustibili fossili russi ben prima del 2030 e chiesto alla Commissione di presentare il piano dettagliato REPowerEU adottato oggi.

REPowerEU, cos’è

Il REPowerEU è piano presentato dalla Commissione Europea per porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi e, contestualmente, contrastare la crisi climatica.

Per realizzare questo ambizioso progetto sono state individuate più aree di intervento: risparmio energetico, diversificazione dell’approvvigionamento energetico e una più rapida diffusione dell’energia pulita, a discapito dei combustibili fossili.

Ma vediamo i punti chiave nel dettaglio.

REPowerEU, i punti chiave

All’interno del REPowerEu sono previste misure di emergenza in caso di grave interruzione dell’approvvigionamento e pubblicherà orientamenti sui criteri di priorità per i clienti, oltre ad agevolare l’elaborazione di un piano di riduzione della domanda coordinato a livello dell’UE.

Per ridurre la domanda di energia è essenziale investire nel risparmio energetico: il modo più rapido ed economico di far fronte all’attuale crisi energetica e far diminuire le bollette.

Per questo è stato alzato l’obiettivo di rafforzare le misure di efficienza energetica dal 9% al 13% dell’obiettivo vincolante di efficienza energetica fissato nell’ambito (previsto nel pacchetto legislativo “Pronti per il 55%” e connesso al Green Deal europeo).

Gli Stati membri sono chiamati ad applicare misure fiscali per favorire il risparmio energetico, come aliquote IVA ridotte sui sistemi di riscaldamento efficienti, l’isolamento degli edifici e gli apparecchi e i prodotti efficienti sotto il profilo energetico.

Inoltre, è stata pubblicata una comunicazione sul risparmio energetico che illustra, in dettaglio, i cambiamenti nei comportamenti che potrebbero ridurre del 5% la domanda di gas e petrolio a breve termine e incoraggia gli Stati membri ad avviare campagne di comunicazione ad hoc rivolte alle famiglie e all’industria.

Altro punto chiave del piano è la diversificazione dell’approvvigionamento energetico.

A tal proposito l’UE collabora da mesi con partner internazionali per raggiungere tale obiettivo; infatti, è riuscita a garantire livelli record di importazioni di GNL e maggiori forniture di gas via gasdotti.

Al fine di sostenere maggiormente i partner internazionali, la Commissione valuterà la possibilità di sviluppare un “meccanismo di acquisto congiunto” che negozi e concluda contratti di acquisto di gas per conto degli Stati membri aderenti.

In questo modo, sarà facilitata la diversificazione energetica e la creazione di partenariati a lungo termine con i fornitori, compresa la cooperazione in materia di idrogeno o di altre tecnologie verdi.

Per quanto riguarda l’Ucraina, la Moldova, i Balcani occidentali, i paesi del partenariato orientale, e i partner più vulnerabili, sarà prioritario per l’UE offrire tutto il proprio sostegno, garantendo la sicurezza dell’approvvigionamento e il funzionamento del settore energetico, e gettando le basi per futuri scambi di energia elettrica e idrogeno.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, essenziale per conseguire l’indipendenza energetica, la Commissione propone di aumentare dal 40% al 45% l’obiettivo principale per il 2030 (sempre nell’ambito del pacchetto “Pronti per il 55%). Come riportato nel sito ufficiale della Commissione europea, per riuscire nell’impresa saranno necessarie altre iniziative, quali:

una strategia dell’UE per l’energia solare volta a raddoppiare la capacità solare fotovoltaica entro il 2025 e installare 600 GW entro il 2030;

un’iniziativa per i pannelli solari sui tetti con l’introduzione graduale di un obbligo giuridico di installare pannelli solari sui nuovi edifici pubblici, commerciali e residenziali;

il raddoppio del tasso di diffusione delle pompe di calore unito a misure per integrare l’energia geotermica e termosolare nei sistemi di teleriscaldamento e di riscaldamento collettivo;

una raccomandazione della Commissione per affrontare la lentezza e la complessità delle procedure di autorizzazione per i grandi progetti in materia di rinnovabili e una modifica mirata della direttiva sulle energie rinnovabili affinché queste ultime siano riconosciute come interesse pubblico prevalente. Gli Stati membri dovrebbero istituire zone di riferimento specifiche per le rinnovabili con procedure di autorizzazione abbreviate e semplificate in presenza di minori rischi ambientali. Per agevolare la rapida individuazione di tali zone, la Commissione mette a disposizione serie di dati sulle zone sensibili dal punto di vista ambientale nell’ambito del suo strumento di mappatura digitale dei dati geografici relativi all’energia, all’industria e alle infrastrutture;

la definizione di un obiettivo di 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile prodotto internamente e 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile importato entro il 2030 per sostituire gas naturale, carbone e petrolio nei trasporti e nei settori industriali difficili da decarbonizzare. Per stimolare il mercato dell’idrogeno i colegislatori dovrebbero concordare obiettivi secondari più ambiziosi per settori specifici. Sono inoltre in pubblicazione due atti delegati della Commissione sulla definizione e la produzione di idrogeno rinnovabile per garantire che quest’ultima porti alla decarbonizzazione netta. Per accelerare i progetti connessi all’idrogeno, sono stati stanziati finanziamenti supplementari pari a 200 milioni di € a favore della ricerca e la Commissione si impegna a completare la valutazione dei primi importanti progetti di comune interesse europeo entro l’estate;

un piano di azione per il biometano, che definisce strumenti tra cui un nuovo partenariato industriale per il biometano e incentivi finanziari per portare la produzione a 35 miliardi di metri cubi entro il 2030, anche attraverso la politica agricola comune.

Quindi, altro punto fondamentale: ridurre il consumo di combustibili fossili nell’industria e nei trasporti.

La sostituzione del carbone, del petrolio e del gas naturale nei processi industriali è essenziale per aumentare la sicurezza energetica e la competitività, evitando di finanziare l’industria dei fossili fuori dai nostri confini.

Infatti, si stima che potrebbero essere risparmiati fino a 35 miliardi di metri cubi di gas naturale entro il 2030, in aggiunta a quanto previsto dalle proposte del pacchetto “Pronti per il 55%”.

Forte attenzione anche sul tema dei trasporti: per accelerare la transizione verso veicoli a emissioni zero la Commissione presenterà un pacchetto per l’inverdimento del trasporto merci, e prenderà in considerazione un’iniziativa legislativa per aumentare la quota di veicoli a emissioni zero nei parchi auto pubblici e aziendali al di sopra di una determinata dimensione.

Sono inoltre contenute molte raccomandazioni rivolte alle città, alle regioni e alle autorità nazionali che possono contribuire efficacemente alla sostituzione dei combustibili fossili nel settore dei trasporti.

Per approfondire in maniera dettagliata il piano REPowerEU visita il sito ec.europa.eu.

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