I tuoi incentivi dipendono dall’esito di un ricorso al TAR: quanto dovrai aspettare per avere una risposta? Qual è la situazione?

L’accesso al meccanismo d’incentivazione, dai Certificati Bianchi o Titoli di Efficienza Energetica (TEE) al Conto Termico, negli ultimi è diventato particolarmente problematico.

I cavilli di forma, hanno assunto lo stesso peso delle carenze tecniche, sono divenuti motivo di richieste di integrazione, di preavvisi di rigetto e spesso, di rigetti.

La facilità con cui vengono decretati i rigetti, ha prodotto conseguentemente, un enorme incremento di ricorsi al TAR da parte delle ESCo, per difendere il proprio operato e gli interessi, propri e dei clienti che hanno creduto nell’efficienza energetica.

Risultato? Tempi di attesa lunghissimi e credibilità del meccanismo messa duramente alla prova, anche dagli stessi addetti dei lavori, come RiESCo, costretti ad investire troppo tempo, in richieste di chiarimenti, telefonate al GSE e talvolta, in azioni legali.

Chi più di tutti si trova a dubitare della bontà della macchina d’incentivazione, è il cliente: investe perché certo di ottenere l’incentivo, ma il tempo passa e della sua pratica nessuna notizia. È anche il tuo caso?

Allora potrebbe esserti utile questo articolo.

In questo spazio, cercherò di fare chiarezza sulla situazione attuale degli incentivi per l’efficienza energetica, sui perché del recente atteggiamento del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e soprattutto sul funzionamento dei ricorsi presentati al Tar. Buona lettura.

Incentivi per l’efficienza energetica: situazione attuale

Le forme d’incentivazione più importanti in Italia sono i Certificati Bianchi o Titoli di Efficienza Energetica, (TEE) e il Conto Termico 2.0 ed entrambi premiano l’incremento dell’efficienza energetica, per privati e pubbliche amministrazioni, si differenziano nelle tipologie di interventi a cui sono rivolti e nella modalità di erogazione.

Sono risorse preziose, volano della crescita dell’eccellenza ma al momento…

Il Contatore del Conto Termico, che mensilmente aggiorna il numero delle richieste di incentivo presentate al GSE da privati e Pubbliche Amministrazioni, ci dice che ad oggi sono state presentate soltanto 192.075 richieste per un totale di 132 € mln, 78 mln ai privati e 54 alla Pubblica.

Un numero veramente esiguo se si tiene conto della disponibilità annua prevista: 700 milioni per i privati e 200 per la Pubblica Amministrazione.

Sul fronte Certificati Bianchi, abbiamo parlato nel precedente articolo Certificati Bianchi, 61% di richieste in meno rispetto al 2017, di quanto questi restino ignorati e poco sfruttati: decremento del 61% rispetto al 2017, quando le richieste presentate erano state circa 5.695, tra PPPM, RVC-C, RVC-A e RVC-S oltre ad un calo del 34% dei itoli riconosciuti, rispetto al 2017, in cui sono stati riconosciuti circa 5,8 milioni di titoli, pari a circa 1,31 Mtep di risparmi primari.

Le cause di questo trend negativo per entrambe le forme d’incentivazione? L’incertezza e la poca chiarezza della normativa, la documentazione sempre maggiore da presentare e non di meno il recente atteggiamento del GSE che per tutelarsi dalle truffe operate da certi furfanti, dubita e discrimina il lavoro dei lavoratori onesti e competenti.

L’atteggiamento del GSE

Atteggiamento GSE

Nei giorni tra il 27-28 ottobre 2017 si leggeva un po’ ovunque, della truffa ai danni dello Stato, per 100 mln di incentivi energetici fantasma.

Erano state create quattro ESCo le quali attestavano molteplici interventi di efficientamento, in realtà mai eseguiti. Bene, solo queste, avevano generato l’85% dei Certificati Bianchi di una specifica tipologia d’intervento e il 40% dei 5,8 milioni di TEE riconosciuti nel 2017… da qui il sospetto che forse era il caso di approfondire.

L’evidenza della abnorme truffa e l’imbarazzante facilità con cui è stata perpetrata, ha spinto i dirigenti del GSE SpA a mettere un fermo ad altre potenziali truffe. Per farlo ha cambiato le procedure, i controlli e i documenti necessari al riconoscimento dei Certificati Bianchi (TEE).

Mentre calavano le nubi sulla sicurezza del meccanismo d’incentivazione, le ESCo (e assieme i clienti), erano ignare di cosa stesse succedendo, così hanno continuato a svolgere il proprio lavoro e a caricare le pratiche sul portale del GSE SpA.

Tutte le ESCo, indistintamente, sono finite nel mirino del GSE SpA: sono state cambiate le procedure, i documenti, i controlli utili per richiedere i TEE.

In tutto questo caos, le ESCo, erano all’oscuro di tali difficoltà e cambiamenti e hanno continuato a caricare le RVC-S sul portale GSE SpA, soprattutto in vista dell’entrata in vigore del nuovo D.M. 11/01/2017.

Presunti deficit documentali e solo raramente tecnici, hanno iniziato a decretare i rigetti delle pratiche. Progetti identici davano esiti diversi per le ESCo, l’approvazione per una e il rigetto per l’altra.

Sono stati ribaltati i rapporti tra pratiche approvate e pratiche rigettate: prima 8 su 10 poi ribaltati a 2 su 10 (stimabili da contatore sul sito del GSE SpA).

A complicare la già difficilissima situazione si è aggiunto l’atteggiamento di totale chiusura dello stesso Gestore dei Servizi Energetici (GSE SpA), con cui risulta sempre più impossibile comunicare, al punto tale che sta costringendo moltissime ESCo a rivolgersi ai tribunali, tra queste anche noi di RiESCo.

Fatti eclatanti ci hanno spinto a fare Ricorso al Tar, il più lampante? Quello del rigetto ad una RVC contenente 318 tee di cui 270 bocciati. La motivazione era riconducibile al fatto che si trattava di ritiro dedicato anziché scambio sul posto.

NB questa tipologia d’impianto era già stata approvata in altri casi e sullo stesso portale del GSE SpA si leggeva che l’impianto aveva diritto a richiedere i TEE… pagina prontamente rimossa dopo la nostra contestazione.

Caso analogo: leggiamo da una FAQ del GSE SpA della possibilità di richiedere i TEE per una specifica tipologia d’intervento e anche qui, pratica rigettata e FAQ rimossa dal portale.

Per questi ed altri motivi, ci riteniamo sereni per la buona riuscita dei ricorsi ma è pur sempre vero che “non basta avere ragione ma bisogna avere anche qualcuno che te la dia (G. Andreotti)”.

Ricorsi al Tar: come funzionano

Entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento di rigetto, la ESCo ha la possibilità di fare ricorso al TAR del Lazio, motivando le proprie ragioni.

I tempi di discussione variano dai 18 ai 24 mesi e dopo l’udienza, occorre ulteriore tempi, da 1 ai 4 mesi, per ricevere la risposta.

Tempi piuttosto lunghi, come è successo nel nostro caso: presentato ricorso a giugno 2016 e ricevuto il responso il 31 gennaio 2019.

Ad oggi sono moltissime le cause intentate e vinte, dalle ESCo con il GSE SpA, staremo a vedere.

Il nostro auspicio è quello di ritrovare gli obiettivi di efficienza energetica al primo posto, nell’interesse di tutti, in primis dei nostri figli a cui abbiamo il dovere di restituire un mondo migliore.