Cessione del credito e sconto in fattura, quali sono le differenze?

7 Maggio 2021 | Incentivi

L’articolo 121 del Decreto Rilancio ha disposto ben tre opzioni fiscali per godere del beneficio: la detrazione fiscale, la cessione del credito e lo sconto in fattura. La prima la conosciamo bene, ma le atre in cosa consistono?

A seguito delle novità introdotte dal Decreto-Legge 34/2020 in merito alle agevolazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione edilizia sei tornato a valutare dei lavori per il tuo immobile?

Ti capisco bene, d’altronde da quello che si legge nel web sembra che, combinando i giusti interventi con le relative forme di agevolazioni fiscali, sia possibile ottenere massimi risultati a condizioni mai viste.

Infatti, grazie al Superbonus 110%, disciplinato all’art. 119, e le tre opzioni fiscali previste, normate all’art. 121, è possibile realizzare gli interventi di riqualificazione energetica e di messa in sicurezza antisismica persino senza spendere nulla.

Probabilmente ti starai chiedendo dove sia la fregatura e perché mai lo Stato dovrebbe incentivare investimenti di questa portata.

Beh, i tuoi dubbi sono più che legittimi.

La verità è che sì, se rispettate determinate condizioni è davvero possibile realizzare gli interventi senza anticipare alcun investimento, “semplicemente” avvalendosi della cessione del credito o dello sconto in fattura.

È altrettanto vero, però, che la procedura è più complessa di quello che appare in certi slogan semplicisti.

Per questo ho deciso di scrivere questo articolo: per fornire a chi come te vuole cogliere questa incredibile opportunità, le principali nozioni da conoscere prima di compiere tale passo.

Dunque, se vuoi saperne di più sulla cessione del credito e lo sconto in fattura mettiti comodo e continua la lettura di questo articolo fino alla fine.

Cosa prevede l’art.121 D.L. 34/2020?

L’articolo 121 del Decreto Rilancio recita che in alternativa alla “classica” detrazione, il contribuente può optare “per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari”.

La finalità di questa misura è quella da una parte di incentivare concretamente la riqualificazione del nostro datato parco edilizio, dall’altra, quella di dare una poderosa spinta all’economia, messa duramente alla prova dalla crisi sanitaria COVID-19.

Cos’è la cessione del credito?

Il suddetto articolo rubricato “Opzione per la cessione o per lo sconto in luogo delle detrazioni fiscali” consente ai titolari della detrazione negli anni 2020 e 2021, di optare per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto oppure per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare.

La cessione del credito prevede la possibilità per chi realizza i lavori aventi diritto alle detrazioni fiscali di cedere la totalità del credito fiscale a terzi, ad esempio a banche o istituti di credito. Questi soggetti potranno utilizzarlo in compensazione delle imposte dovute oppure cederlo a loro volta ad altri soggetti.

Per intenderci, se ad esempio, il contribuente sostiene una spesa di 10.000,00 € incentivata dal Superbonus 110%, cederà un credito di 11.000,00 €.

Come funziona il meccanismo di cessione a terzi?

Per prima cosa il contribuente deve prendere accordi con la banca o istituto di credito che sia, poi, in quanto beneficiario della detrazione, deve inviare la comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate con la quale richiedere di cedere il proprio credito a terzi.

All’interno della comunicazione telematica, viene chiesto al contribuente di indicare le coordinate del beneficiario del credito, così da procedere in automatico alla cessione.

Tale comunicazione può essere redatta anche professionisti quali commercialisti o consulenti del lavoro e deve essere eseguita entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese, fatta eccezione per le spese riguardanti l’anno 2020, la cui scadenza è stata rimandata al 15 aprile.

Entro cinque dopo viene rilasciata la ricevuta di accettazione o meno della richiesta.

In caso di lavori condominiali è l’amministratore ad occuparsi della comunicazione.

Come è facile immaginarsi, il servizio di cessione del credito da parte di banche e istituti finanziari, ha un costo: mediante gli operatori riconoscono circa l’80% del valore nominale.

Per approfondire tutti gli aspetti legati ai costi della cessione del credito consulta l’articolo i costi nascosti della cessione del credito.

Cos’è lo sconto in fattura?

Lo sconto in fattura consiste nella possibilità, per il contribuente, di cedere il proprio credito direttamente all’impresa fornitrice della prestazione.

Come funziona?

È molto semplice: il fornitore delle prestazioni può scontare il valore dell’incentivo direttamente in fattura. A sua volta, il fornitore potrà cedere il proprio credito a terzi.

Quindi se ad esempio il contribuente decide di installare una nuova caldaia a condensazione completa di valvole termostatiche, il fornitore della prestazione può applicare subito uno sconto in fattura del 65%.

Il condizionale è d’obbligo perché, come abbiamo approfondito nell’articolo Chi può fornire lo sconto in fattura?, solo alcuni soggetti possono fornire lo sconto in fattura e sempre a loro discrezione (per alcuni potrebbe rappresentare un immediato problema di liquidità, pertanto potrebbero rendersi indisponibili nell’offrire tale servizio).

Infatti, può offrire lo sconto in fattura solo chi effettua l’intervento, quindi gli installatori e coloro che vendono ed installano il prodotto oggetto d’intervento (sono esclusi quindi i soli rivenditori dell’impianto).

 È a carico del fornitore la pratica da presentare all’ENEA, compresa la verifica di tutti i requisiti e di tutte le schede tecniche di tutti i prodotti installati, così come la richiesta da inviare all’Agenzia dell’Entrate per ottenere il credito.

Anche in questo caso è probabile che il fornitore applichi nella propria offerta un piccolo contributo aggiuntivo a copertura delle spese finanziarie dell’operazione.

Cessione del credito e sconto in fattura, quale scegliere?

Riassumiamo quindi le principali differenze tra cessione del credito e sconto in fattura.

Entrambi permettono al contribuente di godere subito del proprio beneficio fiscale senza dover attendere i classici 5-10 anni di detrazione fiscale.

Per quanto concerne la cessione del credito è a carico del contribuente l’invio della comunicazione telematica all’Agenzia dell’Entrate per poter cedere il proprio credito (decurtato di una piccola parte relativa ai costi dell’operazione).

Optando per lo sconto in fattura, invece, è il fornitore delle prestazioni a farsi carico di tale onere. In questo caso, però, la spesa totale potrebbe essere soggetta ad un piccolo contributo aggiuntivo a copertura delle spese finanziarie dell’operazione.

Occorre tenere conto che alcune imprese potrebbero essere poco inclini a fornire il servizio di sconto in fattura, quindi consigliamo di verificare la disponibilità dell’impresa prima di prendere accordi, onde evitare brutte sorprese.

Ora che conosci le principali differenze puoi decidere cosa sia meglio per il tuo caso specifico, se la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Tieni presente che anche la detrazione fiscale potrebbe essere ugualmente vantaggiosa, soprattutto se disponi di liquidità e capienza fiscale.

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  • Mario Petrelli ha detto:

    Spiegazioni piu che esaurienti e chiare, grazie.

  • enrico Gamboni ha detto:

    Molto chiaro .
    Però chiedo, nel caso di sconto in fattura al 50% con il fornitore per sostituzione infissi , la mia quota del 50% che ho pagato, posso detrarla fiscalmente nella mia dichiarazione dei redditi?
    Le sarei grato di una risposta

    • RiESCo Srl ha detto:

      Buona sera Enrico
      Lo sconto in fattura è una delle due alternative (insieme alla cessione del Credito a terzi) all’utilizzo diretto, detraendolo dalla sua dichiarazione dei redditi.
      Ne consegue che l’uno o laltro, cioé se opta per lo sconto in fattua, nessuna detrazione dalla Dichiarazione dei redditi del rimanente.

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