Hai mancato la scadenza della diagnosi energetica? Cosa fare adesso

9 Ottobre 2026 | Efficienza Energetica

L’11 ottobre 2026 è alle porte. Se la tua impresa rientra nell’obbligo e la diagnosi energetica non è stata depositata, sei in ritardo, ma non è troppo tardi per rimediare.

Essere in ritardo con la diagnosi energetica è una situazione più comune di quanto pensi. Il criterio dei consumi, introdotto con il recepimento della direttiva UE 2023/1791, ha esteso l’obbligo a molte imprese che fino a ieri non se ne erano mai dovute occupare: hotel, capannoni, centri commerciali, strutture sanitarie private.

Può sembrare l’ennesimo adempimento burocratico. Sicuramente è uno dei pochi obblighi che si ripagano da soli.

La diagnosi ti dice come stanno davvero i tuoi impianti: quanto rendono rispetto a quello che consumano, dove si disperde l’energia e quanto ti costa ogni spreco, voce per voce. Sono informazioni ben diverse da quelle che trovi in bolletta. La bolletta ti dice quanto hai speso, la diagnosi ti dice perché.

Con quei numeri in mano sai quali interventi conviene fare, quanto risparmieresti e in quanto tempo rientreresti dell’investimento.

In questo articolo vediamo, in ordine, cosa verificare, cosa rischi davvero e cosa fare nei prossimi giorni.

Buona lettura.

La tua impresa è soggetta all’obbligo?

Le strade che portano all’obbligo di diagnosi energetica sono due, e basta rientrare in una.

  • Il criterio dimensionale: più di 250 dipendenti, oppure un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro insieme a un totale di bilancio superiore a 43 milioni. In questo caso sei obbligato indipendentemente da quanto consumi.
  • Il criterio dei consumi: sopra i 10 TJ di consumo energetico annuo, circa 2,8 GWh, scatta l’obbligo di diagnosi. È questo che ha cambiato le carte in tavola per molti hotel e per molte PMI energivore.

Per capire dove ti collochi, recupera le bollette dell’ultimo anno solare concluso e somma di tutti i vettori energetici: elettricità, gas, gasolio, GPL, teleriscaldamento. Se fai parte di un gruppo con più sedi, il conto si fa in genere sui consumi complessivi della società in Italia, non sulla singola struttura.

Poi c’è la questione della data. Chi aveva già depositato una diagnosi nel ciclo precedente, per esempio a dicembre 2023, resta legato alla sua scadenza quadriennale originaria. L’11 ottobre 2026 riguardava soprattutto chi entrava nell’obbligo per la prima volta con il criterio dei consumi.

Se dopo questa verifica risulti fuori dall’obbligo, puoi tirare un sospiro di sollievo. Se invece risulti dentro, o il numero è vicino alla soglia, vai avanti a leggere.

Cosa rischi, concretamente

Il D.Lgs. 102/2014 prevede due fasce di sanzione, a seconda della situazione.

SituazioneSanzione
Diagnosi non effettuata entro la scadenzada 4.000 a 40.000 €
Diagnosi presentata ma non conforme ai requisitida 2.000 a 20.000 €

I controlli sono affidati a ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che gestisce la banca dati delle imprese obbligate e verifica i depositi effettuati sul portale Audit102.

Chiaramente, pagare la sanzione non estingue l’obbligo.

La diagnosi energetica va fatta comunque, e chi aspetta si ritrova a pagare due volte: la multa e la diagnosi, che avrebbe dovuto fare in ogni caso.

Cosa fare adesso, passo per passo

Fin qui abbiamo parlato di obbligo e sanzioni.

Ma, come accennato nelle prime righe dell’articolo, c’è un modo diverso di guardare a questa situazione: la diagnosi energetica (che devi fare comunque) è lo strumento che ti dice dove stai perdendo margine.

Una diagnosi energetica ben fatta scompone i consumi per vettore (elettricità, gas, ecc), per impianto e per periodo dell’anno. Fa emergere quello che la bolletta non può fornirti: un generatore sovradimensionato, un involucro che disperde calore, reparti chiusi in bassa stagione che continuano a consumare, impianti accesi quando nessuno li usa.

E adesso conta più che mai.

L’inverno 2026-27 si apre con il gas ai massimi degli ultimi tre anni e stoccaggi europei sotto la media: ogni kWh che non consumi vale più del solito.

C’è anche un vantaggio pratico. Gli interventi individuati nella diagnosi sono il punto di partenza per accedere agli incentivi, come il Conto Termico 3.0, che per le imprese copre una parte della spesa su pompe di calore, solare termico, riqualificazione dell’involucro, fotovoltaico ecc.

In altre parole, la scadenza mancata ti costa. Ma ti costa -e ti costerà- molto di più continuare a perdere margine a causa degli sprechi energetici.

Se vuoi invertire la rotta, questi sono i passaggi che devi fare.

  1. Raccogli i dati dei consumi. Bollette di elettricità, gas e ogni altro vettore dell’ultimo anno solare concluso, per tutte le sedi o le strutture della società. È il materiale di partenza di qualsiasi diagnosi, e averlo pronto accorcia i tempi.
  2. Affida la diagnosi a un soggetto abilitato. La norma richiede che sia redatta da una ESCo certificata UNI CEI 11352 o da un EGE certificato UNI CEI 11339. Una diagnosi fatta da chi non ha i requisiti rischia di essere considerata non conforme, con la sanzione che ne consegue.
  3. Conserva tutta la documentazione. Dati, rapporto di diagnosi, ricevute di deposito. Se ENEA dovesse richiedere integrazioni o chiarimenti, avrai tutto a portata di mano.

A proposito di soggetti abilitati,RiESCo è la Energy Service Company certificata UNI CEI 11352. Eseguiamo la diagnosi energetica in conformità con i requisiti normativi e ti accompagniamo fino al deposito sul portale ENEA.

Se dall’analisi emergono interventi con un ritorno interessante, ci proponiamo per realizzarli attraverso l’Energy Performance Contract (EPC), il contratto di prestazione energetica promosso dall’Unione Europea con il quale:

  • co-partecipiamo all’investimento, coprendo con fondi propri parte della spesa non coperta dagli incentivi;
  • gestiamo la pratica degli incentivi e li anticipiamo come sconto diretto in fattura, invece di farti aspettare i tempi di erogazione del GSE (Gestore dei Servizi Energetici);
  • realizziamo l’intervento;
  • garantiamo per contratto il risparmio: se quello misurato sul campo è inferiore a quanto pattuito, la differenza viene detratta dai compensi di RiESCo.

Se la premessa ti sembra interessante, scrivici per prenotare una consulenza gratuita.

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