Prezzo del Gas ai massimi da tre anni
15 Ottobre 2026 | News
Il gas è tornato ai livelli del 2022 e trascina con sé anche il prezzo dell’elettricità: ecco cosa significa per le imprese con grandi consumi, e come difendere i margini.
È ottobre. Nelle imprese si riaccendono le centrali termiche, e negli uffici amministrativi arriva il momento di chiudere i conti dell’anno e di impostare il budget del prossimo.
Il fatturato tiene, in qualche caso è cresciuto. Poi si arriva alla voce energia, e ci si ferma.
In un hotel aperto tutto l’anno, in una RSA, in un capannone produttivo, in un centro commerciale con migliaia di metri quadri da climatizzare, il gas non è una voce qualsiasi. Scalda gli ambienti, produce acqua calda, alimenta i processi.
Da novembre a marzo i consumi salgono, e ogni euro in più sul metro cubo si mangia una parte del margine costruito durante l’anno.
I titoli li hanno letti tutti: il gas è tornato ai livelli di tre anni fa. Si parla di Iran, di navi metaniere, di stoccaggi. Quello che resta poco chiaro è cosa significhi, concretamente, per la propria attività, e soprattutto cosa si possa fare adesso per non subirlo.
È la domanda che si stanno facendo in questi giorni migliaia di imprenditori, direttori di struttura e responsabili tecnici in tutta Italia.
Dunque, in questo articolo proveremo a rispondere a queste domande.
Buona lettura.
Indice
Cosa sta succedendo al prezzo del gas
Il gas europeo è tornato su livelli che non vedeva da quasi quattro anni. Il 13 ottobre il TTF di Amsterdam, il riferimento per il prezzo all’ingrosso in Europa, è salito per la sesta seduta consecutiva: ha chiuso a 86,7 euro al megawattora dopo aver superato gli 87 durante la giornata, toccando i massimi da dicembre 2022.
A inizio settembre il TTF aveva già superato quota 78 euro, segnando i massimi da tre anni, e nello stesso periodo il Brent si era portato oltre i 100 dollari al barile.
Per dare una misura: rispetto a un anno fa il prezzo del gas europeo è salito di oltre il 170%, cioè è quasi triplicato. Non siamo ai picchi del 2022, ma siamo ancora lontani dai livelli precedenti al 2021, quando il TTF restava stabilmente sotto i 20 euro.
I fattori che hanno determinato questo trend sono tre. Il primo è la geopolitica. Il conflitto in Medio Oriente è ancora aperto, e il mercato sconta il rischio sulle forniture e sulle rotte commerciali. L’effetto più concreto per noi è arrivato dal Qatar: la causa di forza maggiore dichiarata dalla società qatarina sulle consegne di GNL ha colpito soprattutto l’Italia, il Paese europeo con più carichi contrattualizzati dal Qatar per il 2026.
Il secondo è il gas naturale liquefatto. Oggi l’Europa usa il GNL per coprire i buchi, e su quelle navi compete con l’Asia. Inoltre, da gennaio 2027 scatterà il divieto totale dell’UE sulle importazioni di GNL russo: un’altra fonte che esce dal mercato.
Il terzo sono gli stoccaggi. Al 3 ottobre i depositi europei erano pieni al 72,4%, il livello più basso per questo periodo da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2011. La Germania, il principale consumatore europeo, era ferma sotto il 60%.
L’Italia, su questo fronte, sta meglio di molti vicini: a inizio ottobre le nostre scorte avevano superato l’88%. Ma attenzione: avere i depositi pieni non significa pagare meno. Il prezzo si forma su un mercato europeo integrato, e se la Germania deve comprare gas in inverno, lo paghiamo tutti.
Perché in Italia il gas pesa due volte
Se pensi che il problema riguardi solo il riscaldamento, è il momento di guardare anche la bolletta elettrica.
In Italia gran parte dell’elettricità è prodotta da centrali a gas, che sono il fattore chiave nella formazione del PUN. Quando sale il gas, sale anche la luce. Secondo l’associazione dei produttori Elettricità Futura, il PUN è alto perché il mix energetico italiano dipende molto dal gas, a sua volta colpito dalla crisi di Hormuz.
I numeri lo mostrano bene. La media mensile del PUN è passata dai 119 euro al megawattora di maggio ai 180 di agosto, e il 2 settembre ha raggiunto i 212 euro, un livello che non si vedeva da dicembre 2022. A ottobre i valori restano alti: il 6 ottobre il PUN ha chiuso a 233 euro, con un picco orario vicino ai 366 euro (fonte ilsole24orecomparasemplice).
Per un’impresa che usa il gas per il calore e l’elettricità per tutto il resto (illuminazione, macchinari, celle frigorifere, climatizzazione estiva) significa che lo stesso shock colpisce entrambe le voci di costo, nello stesso momento.
Cosa aspettarsi per l’inverno
Nessuno può dire con certezza dove sarà il prezzo a gennaio. Ma alcuni segnali vanno nella stessa direzione.
Con stoccaggi così bassi e senza il GNL russo, l’UE potrebbe essere costretta a ridurre la domanda invernale di gas del 7%, pari a 14 miliardi di metri cubi, rispetto allo scorso inverno.
Molto dipenderà dal meteo. Un inverno mite riduce in fretta i prelievi dagli stoccaggi; periodi lunghi di freddo invece aumentano la domanda proprio mentre Europa e Asia si contendono i carichi di GNL.
Il punto per un’impresa, ovviamente, non può essere indovinare il prezzo: ma smettere di dipendere così tanto da quel prezzo.
Come si raggiunge questo obiettivo? Attraverso tre step.
- Misurando prima di agire. Quanta energia assorbe la centrale termica, quanta i processi o i macchinari, quanta se ne disperde da un involucro poco isolato o da impianti accesi quando nessuno li usa. Per capire tutto ciò è necessaria una diagnosi energetica.
- Riducendo la dipendenza dal gas. Sostituendo gli impianti obsoleti con quelli ad alta efficienza energetica è possibile ottenere maggiori prestazioni, riducendo, al contempo, i consumi energetici. È il caso delle pompe di calore che hanno rendimenti molto più alti di una caldaia tradizionale. Ma anche del solare termico e di altre soluzioni integrate,
- Autoproducendo la tua elettricità. Un impianto fotovoltaico in autoconsumo, magari sul tetto di un capannone o di un centro commerciale, rende una quota della tua energia indipendente dal PUN per vent’anni e oltre. Abbinato alla pompa di calore, riduce la bolletta su entrambi i fronti.
Questo ambizioso obiettivo, oltre a ripagarsi da solo grazie ai risparmi generati nel tempo, è diventa facilmente sostenibile grazie agli incentivi. Tra i più importanti troviamo il Conto Termico 3.0: il contributo destinato alla promozione degli interventi di efficienza energetica e produzione di energia rinnovabile. Questo copre buona parte della spesa per pompe di calore, solare termico, riqualificazione dell’involucro e, in alcune condizioni, persino la realizzazione dell’impianto fotovoltaico.
Come ti aiuta RiESCo
RiESCo è la Energy Service Company certificata UNI CEI 11352 che accompagna imprese del terziario, manifatturiere, centri commerciali, uffici, strutture ricettive, strutture sanitarie e pubbliche amministrazioni nella transizione energetica: pompe di calore, fotovoltaico, solare termico, riqualificazione degli edifici.
Partiamo dalla diagnosi energetica, per capire dove si concentrano i consumi e quali interventi rendono di più. Poi li realizziamo attraverso l’Energy Performance Contract (EPC), il contratto di prestazione energetica promosso dall’Unione Europea. In pratica:
- Progettiamo le soluzioni di efficienza energetica più efficaci per il caso specifico;
- co-partecipiamo all’investimento, coprendo con fondi nostri parte scoperta dagli incentivi;
- gestiamo le pratiche di incentivo e lo anticipiamo come sconto diretto in fattura, senza attendere i tempi di erogazione del GSE;
- garantiamo per contratto il risparmio: se quello misurato sul campo è inferiore a quanto pattuito, il canone si riduce di conseguenza.
Il rischio tecnico e finanziario resta a carico nostro. Tu non acquisti un impianto: acquisti un risparmio energetico garantito, che protegge i tuoi margini dal prossimo rialzo del gas.
Se vuoi capire quanto il prezzo del gas sta pesando sulla tua attività, e quanto potresti recuperare, scrivici per una prima consulenza gratuita.
