Quanto costa alla tua impresa la chiusura dello Stretto di Hormuz?
28 Maggio 2026 | News
Dal 28 febbraio 2026 una crisi geopolitica a diecimila chilometri dall’Italia sta riscrivendo i bilanci energetici delle aziende italiane. Ecco i numeri reali e cosa puoi fare adesso.
È una mattina come tante, apri le fatture di energia e pensi “Ci dev’essere un errore.”
Magari. Quello che stai leggendo è l’effetto diretto della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Ormai lo conosciamo bene: un corridoio di mare largo 55 chilometri, dall’altra parte del mondo.
In condizioni normali, da lì passano ogni giorno 20 milioni di barili di petrolio.
Il 20% dell’offerta energetica del pianeta.
Dal 28 febbraio 2026, da quando gli Stati Uniti e Israele hanno avviato operazioni militari contro l’Iran, è di fatto chiuso.
Risultato? Mercati impazziti.
E le imprese italiane, tra le più dipendenti d’Europa dalle importazioni di energia, pagano il conto (letteralmente).
In questo articolo trovi i numeri reali di quanto sta costando questa crisi alle imprese energivore ma anche tre cose concrete che puoi fare per ribaltare la situazione.
Se la premessa ti sembra interessante, mettiti comodo e buona lettura.
Indice
I numeri in bolletta: più 41,7% in due mesi
Tra febbraio e aprile 2026 i mercati hanno già registrato variazioni concrete:
Il gas naturale sul mercato TTF di Amsterdam è passato da circa 30 €/MWh di febbraio agli attuali 48 €/MWh.
Un incremento del 41,7% in meno di due mesi.
Il PSV italiano, l’indice su cui si basano la maggior parte dei contratti indicizzati delle imprese, è salito a 0,55 €/Smc (oltre 51 €/MWh).
L’energia elettrica all’ingrosso (PUN) ha seguito: oggi quota 126 €/MWh, con un incremento del 42% da gennaio. Per chi ha contratti indicizzati o a breve termine, l’onda d’urto è già arrivata.
Il gasolio industriale ha subito il colpo più duro: +74,6% nella media marzo-aprile rispetto a febbraio.
Il petrolio Brent ha toccato i 138 dollari al barile il 7 aprile, con una media mensile di 117 dollari in aprile e gli analisti di Wall Street iniziano a modellare scenari a 154-200 dollari al barile se la crisi si protrae oltre la metà dell’anno.
Cosa significa per le imprese energivore
Il PUN (il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica) è passato dagli ~89 €/MWh di gennaio ai 126 €/MWh attuali.
Più energia consuma un’impresa, più questa crisi le costa.
Ecco degli esempi pratici:
- Una piccola realtà manifatturiera o un’impresa del terziario con consumi di 120.000 kWh/an assorbe circa 4.400 euro di rincari su base annua;
Una cifra che, considerata singolarmente, può sembrare gestibile. Sommata agli aumenti paralleli di gasolio, materie prime e logistica -tutti alimentati dalla stessa crisi- lo è molto meno; - Le medie imprese industriali o logistiche, con consumi nell’ordine di 1 GWh annuo, i rincari di cui sopra li registrano mensilmente, per un totale di circa 40.000 euro l’anno;
- Per i grandi gruppi industriali ed energivori, con consumi intorno ai 5 GWh, il differenziale supera i 185.000 euro annui.
Nota bene: queste proiezioni riguardano la sola componente elettrica. Le imprese che utilizzano gas naturale per riscaldamento o processi produttivi devono aggiungere l’incremento del TTF, pari al +41,7% tra febbraio e aprile, per avere una stima completa dell’esposizione reale. In pratica, a parità di produzione, questi costi extra erodono i profitti senza che in azienda sia cambiato nulla.
Cosa puoi fare
Esistono strumenti concreti per ridurre la vulnerabilità ai picchi di mercato e, probabilmente, richiedono meno tempo e meno investimento di quanto pensi.
- Capire davvero la tua struttura dei costi energetici: quanta energia consumi, quando, a quale prezzo e con quale contratto. Suona banale, ma la maggior parte delle imprese scopre inefficienze significative solo quando i prezzi salgono. Una diagnosi energetica fornisce la mappa precisa: consumi per vettore, fasce orarie, spread rispetto ai benchmark di settore;
- Abbattere gli sprechi attraverso l’efficientamento degli impianti: sistemi di illuminazione, impianti di climatizzazione, macchinari di produzione: spesso una parte significativa del consumo è evitabile con tecnologie già disponibili e incentivate. Ogni kWh risparmiato è un kWh su cui non paghi le oscillazioni di;
- Autoprodurre ed immagazzinare l’energia necessaria: significa produrre e stoccare l’energia necessaria all’attività, sottraendola alle dinamiche del mercato. Diventando più indipendenti e più competitivi.
Il rischio di aspettare
La situazione è grave, ma la principale obiezione che frena molte imprese è l’investimento. Sarà sostenibile? Verrà davvero ripagato dai risultati? E i lavori, quanto ostacoleranno la produzione?
Sono domande legittime. E sono anche il motivo per cui molte aziende rimandano interventi che, invece, potrebbero cambiare la loro posizione competitiva nel giro di pochi anni.
Esiste uno strumento che risponde a queste obiezioni una ad una: l’Energy Performance Contract (EPC). È un contratto di prestazione energetica promosso dall’Unione Europea per accelerare la transizione energetica e può essere proposto esclusivamente dalle Energy Service Company (ESCo): società specializzate che progettano, finanziano e realizzano interventi di efficienza energetica, assumendosi in prima persona il rischio dell’operazione.
In pratica, con l’EPC la progettazione, la realizzazione e il reperimento delle risorse finanziarie sono a carico dell’ESCo, invece che del cliente.
I risultati di risparmio sono garantiti contrattualmente e vengono condivisi tra le due parti per tutta la durata del contratto: un meccanismo che allinea gli interessi di entrambi e incentiva l’ESCo a massimizzare le performance degli impianti installati.
RiESCo è la Energy Service Company certificata UNI CEI 11352 e ISO 9001, che applica ai propri EPC la formula Guaranteed Saving: se i risparmi ottenuti risultassero inferiori a quelli concordati in fase contrattuale, la differenza viene detratta dai compensi di RiESCo. Un impegno che trasforma una promessa commerciale in una garanzia concreta.
La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe riaprirsi tra settimane o durare mesi. Nessuno lo sa con certezza. Quello che è certo è che i competitor più accorti si stanno già muovendo.
Se anche tu vuoi essere tra questi, noi ci siamo.