Diagnosi energetica obbligatoria entro l'11 ottobre 2026: quali hotel sono soggetti e perché

2 Settembre 2026 | Efficienza Energetica Hotel

La diagnosi energetica, oltre a rappresentare un obbligo di legge, per molti hotel rappresenta l’opportunità per trasformare gli sprechi energetici in margini.

Forse hai già sentito parlare di diagnosi energetica o audit energetico.

È un’analisi che scompone, voce per voce, i consumi della tua struttura: climatizzazione, produzione di acqua calda sanitaria, lavanderia, illuminazione, e così via. Serve a capire dove va davvero l’energia che paghi ogni mese.

Il risultato, per molte strutture, è la scoperta di sprechi che nessuno aveva mai messo a fuoco. Un involucro che disperde calore. Un impianto che sì, soddisfa a quel bisogno, ma altre soluzioni sarebbero state più efficaci. Un generatore sovradimensionato rispetto ai consumi reali. Sistemi che restano accesi anche quando nessuno li sta usando.

Perché conoscere questi dati fa la differenza? Perché c’è un modo di gestire un impianto che costa caro: aspettare che si rompa, e sostituirlo con uno uguale, senza chiedersi se sia davvero il più efficiente per come lavora la tua struttura.

Gli impianti installati anni fa andavano bene per le temperature di allora, i consumi di allora, le ore di funzionamento di allora. Oggi le condizioni sono altre. Chi si fa le domande giuste resta al passo. Gli altri no.

E poi c’è un fatto: molti hotel sono obbligati per legge a redigere la diagnosi energetica e mancano poche settimane alla scadenza.

Entro l’11 ottobre 2026 le imprese che superano una certa soglia di consumo energetico devono aver depositato l’audit energetico.

Per scoprire cosa dice la norma e a chi affidarsi, leggi questo articolo fino alla fine.

Cosa dice la norma sulla Diagnosi energetica

Il D.Lgs. 102/2014 ha introdotto in Italia l’obbligo di diagnosi energetica per le grandi imprese e per le imprese a forte consumo di energia, da ripetere ogni quattro anni. Questa parte della norma è in vigore da tempo.

Quello che è cambiato, nell’ottobre 2025, è il modo in cui si stabilisce chi è obbligato. Prima contavano soprattutto dipendenti e fatturato: sopra i 250 dipendenti, oppure sopra i 50 milioni di fatturato insieme a un bilancio superiore ai 43 milioni, scattava l’obbligo.

Si è aggiunto un secondo parametro, e per un hotel è quello che cambia davvero le cose: il consumo energetico effettivo della struttura, indipendentemente da quanto l’azienda assomigli, sulla carta, a una grande impresa.

Sopra i 10 TJ di consumo energetico annuo, circa 2,8 GWh, scatta l’obbligo di diagnosi energetica. Sopra gli 85 TJ annui, circa 23,6 GWh, si aggiunge l’obbligo di un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, con scadenza all’11 ottobre 2027.

Si tratta, dunque, di un onere che riguarda soprattutto grandi resort o gruppi con più strutture.

Per un albergo, 2,8 GWh l’anno è una cifra piuttosto realistica. Climatizzazione su decine o centinaia di camere, cucina, lavanderia, piscina riscaldata, spa: sono voci che, sommate, avvicinano una struttura a quella soglia. Un 4 stelle da 80 camere, aperto tutto l’anno, con piscina interna riscaldata, può facilmente arrivare a 2-3 GWh l’anno

Un valore già dentro l’intervallo, o molto vicino.

E per una struttura che fa parte di un gruppo con più alberghi, il conto si fa in genere sul totale dei consumi della società in Italia, non sulla singola struttura: tre hotel da 1 GWh ciascuno arrivano alla soglia, comunque, anche se preso singolarmente nessuno dei tre ci si avvicina.

C’è un’ultima distinzione utile. Chi ha già depositato una diagnosi energetica nel ciclo precedente, ad esempio a dicembre 2023, resta dentro la sua scadenza quadriennale originaria. L’11 ottobre 2026 riguarda soprattutto chi entra nell’obbligo per la prima volta, proprio grazie al nuovo criterio dei consumi.

Quali hotel sono soggetti all’obbligo?

Ci sono due strade che portano allo stesso obbligo.

La prima è quella consueta: un’azienda con più di 250 dipendenti, oppure con un fatturato sopra i 50 milioni insieme a un bilancio oltre i 43 milioni, rientra nell’obbligo indipendentemente da quanto consuma. Vale soprattutto per le grandi catene alberghiere, ed è la situazione più facile da riconoscere.

La seconda strada è quella “nuova” e riguarda il consumo energetico della struttura, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda che la gestisce.

Dunque, conta il consumo reale. Esempio: una struttura a tre stelle con una piscina scoperta riscaldata e un impianto di climatizzazione centralizzato può avvicinarsi alla soglia più di un cinque stelle con impianti recenti e ben dimensionati.

Per capire in che range si trova la propria struttura il primo passo è recuperare i consumi energetici dell’ultimo anno solare concluso, quindi elettricità, gas, e ogni altro vettore utilizzato.

Alcuni elementi aumentano la probabilità di rientrare nella soglia, ancora prima di fare il conto preciso: una struttura aperta tutto l’anno, una piscina interna riscaldata o una spa aperta al pubblico, un centro benessere, camere climatizzate su più piani, una cucina che resta operativa tutti i giorni, anche in bassa stagione. Sono le voci che pesano di più sulla bolletta, e quelle che più facilmente avvicinano una struttura al consumo che fa scattare l’obbligo.

Come anticipato qualche paragrafo fa, per una struttura che fa parte di un gruppo, il conto va fatto sui consumi complessivi della società in Italia, non sulla singola struttura (dettaglio che spesso cambia il risultato).

Se il numero ottenuto è vicino alla soglia, anche per difetto, conviene procedere comunque: rifare i conti a ridosso della scadenza, con i tempi tecnici che una diagnosi richiede, lascia poco margine di manovra.

E se il dubbio resta, il passo successivo è capire cosa si rischia a non muoversi in tempo: si va da qualche migliaio a decine di migliaia di euro, a seconda che la diagnosi manchi del tutto o sia stata presentata in una forma difforme dai requisiti richiesti. Il dettaglio che pesa di più, però, è un altro. Pagare la sanzione lascia intatto l’obbligo, perché la diagnosi resta comunque da fare.

Da dove iniziare

Il primo passo pratico lo abbiamo già visto: bollette alla mano, per capire dove si colloca la propria struttura rispetto alla soglia.

Una diagnosi energetica ben fatta scompone i tuoi consumi per vettore, per impianto e per periodo dell’anno: fa emergere un impianto di climatizzazione sovradimensionato, un involucro che disperde calore, reparti chiusi in bassa stagione che continuano comunque a consumare. Ne abbiamo parlato più nel dettaglio in un altro articolo dedicato a hotel e diagnosi energetica, se vuoi capire cosa emerge tipicamente da un’analisi di questo tipo.

Il secondo passo, quello che fa davvero la differenza, riguarda cosa succede dopo aver fatto quel conto. Se il numero è vicino alla soglia o la supera, la diagnosi va commissionata a un tecnico abilitato: una ESCo certificata UNI CEI 11352, oppure un EGE certificato UNI CEI 11339, come richiede la norma.

RiESCo è la Energy Service Company certificata che guida le strutture ricettive attraverso la realizzazione di progetti di transizione energetica: pompe di calore, fotovoltaico, solare termico, nZEB.

Eseguiamo la diagnosi energetica in conformità con i requisiti normativi stabiliti, e quando dall’analisi emergono interventi con un ritorno interessante ci proponiamo per la realizzazione attraverso l’Energy Performance Contract (EPC), il contratto di prestazione energetica -promosso dall’Unione Europea- per favorire i progetti di efficienza energetica.

Ecco come funziona, in pratica. RiESCo esegue la diagnosi energetica, individua gli interventi più efficaci per quella specifica struttura, co-partecipa all’investimento con fondi per coprire parte della spesa scoperta dagli incentivi, e realizza i lavori. Si occupa anche di tutta la pratica per accedere agli incentivi, e li anticipa subito come sconto diretto in fattura, invece di far aspettare i tempi di erogazione.

Una volta completato l’intervento, RiESCo continua a monitorare i consumi per l’intera durata del contratto, e ne garantisce il risultato.

Il guadagno di RiESCo arriva da un canone che l’hotel versa per tutta la durata dell’EPC.

La garanzia sui risultati non è una previsione ottimistica scritta sulla carta. È una clausola contrattuale con un effetto economico preciso: se il risparmio misurato sul campo è inferiore a quello pattuito, il canone si riduce di conseguenza.

Il confronto con il modello classico chiarisce bene la differenza: un installatore tradizionale consegna l’impianto e chiude lì il rapporto. Se sei mesi dopo i consumi non sono scesi come previsto, il problema resta tuo. Nel modello EPC, chi realizza l’intervento ha tutto l’interesse a farlo bene, perché un risultato sotto le attese pesa sui conti di RiESCo, non sui tuoi.

L’investimento iniziale richiesto alla struttura si riduce in modo netto. Il rischio tecnico e finanziario resta a carico di RiESCo. Il risultato è garantito per contratto.

Qui la struttura non acquista un impianto: acquista un risparmio energetico certificato.

Se pensi che RiESCo possa fare al caso della tua struttura, scrivici per una prima consulenza gratuita.

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