Ti sarà capitato di sentire in televisione o di leggere in internet, notizie poco rassicurarti circa lo stato di salute del nostro pianeta, in particolar modo del clima.

D’altronde gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: siccità, bombe d’acqua, eccezionali raffiche di vento che distruggono ettari di bosco e così via.

Conseguenze di un clima provato dalle scelte dell’uomo che oggi ci presenta il conto con danni a case, auto, alberi e talvolta anche alle persone.

Recentemente gira una notizia soprattutto sui social, probabilmente ti sarà capitato anche a te di leggerla, pare che abbiamo solo 12 anni per salvare il clima dalla catastrofe climatica, dopo di che la temperatura globale salirà (ancora) toccando la soglia prevista dall’accordo di Parigi prevista per fine secolo.

Siamo in ritardo e dobbiamo correre subito ai ripari con le scelte oculate e si, persino coraggiose.

Per questo ogni Paese deve programmare una strategia, denominata Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, per contrastare i cambiamenti climatici, che deve per forza di cose, passare da un nuovo modo di produrre e consumare energia.

Nella presentazione recentemente pubblicato dal MISE, appena voltata la copertina si legge “è l’inizio di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale del nostro Paese”.

Quali sono le misure previste per arrivare a questo ambizioso risultato e in quanto tempo? Per scoprire le risposte a queste domande, continua la lettura di questo articolo.

Il Piano, contesto e finalità

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, rappresenta lo strumento con il quale ogni Paese stabilisce le proprie misure per gli obiettivi europei al 2030 sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.

Queste misure devono tenere conto delle regole del quadro comunitario per le politiche dell’energia al 2030 che ha stabilito cinque dimensioni dell’energia su cui intervenire:

  1. Decarbonizzazione;
  2. Efficienza energetica;
  3. Sicurezza energetica;
  4. Mercato interno dell’energia;
  5. Ricerca, innovazione e competitività.

Per quanto concerne la prima, ovvero la decarbonizzazione, si legge nel Piano

“L’Italia ritiene di accelerare la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili, promuovendo il graduale abbandono del carbone per la generazione elettrica a favore di un mix elettrico basato su una quota crescente di rinnovabili e, per la parte residua, sul gas. Per il verificarsi di tale transizione sarà necessario realizzare con la dovuta programmazione gli impianti sostitutivi e le necessarie infrastrutture”.

È prevista per questo, un’accelerazione delle rinnovabili, promuovendo lo sviluppo e il potenziamento delle produzioni esistenti e ponendo l’obiettivo del 30% (due punti percentuali in più rispetto al precedente 28% della Sen, Servizio Elettronico Nazionale).

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche prevede invece, il 55,4% dei consumi finali rispetto al 34,1% nel 2017 ma poco superiore rispetto a quello della Sen del 55%.

Nel settore termico invece (riscaldamento e raffrescamento) ci si aspetta una diminuzione del 33% e un 21,6% per quanto riguarda l’integrazione di rinnovabili nel trasporto.

Nello specifico per quest’ultimo comparto, il Piano prevede entro il 2030, un contributo complessivo di vetture elettriche pari a 6 milioni di full electric.

Si legge in merito l’intenzione del Governo di aprire quanto prima all’autoconsumo collettivo e alle energy community, garantendo anche per i piccoli impianti alimentati da rinnovabili, l’esenzione del pagamento degli oneri per quanto concerne la parte di energia consumata.

Parlando di efficienza energetica invece, la misure si articolano attorno ad un “mix di strumenti di natura fiscale” ovvero potenziando meccanismi già noti quali:

Il Piano prevede una riduzione dei consumi di energia primaria del 43% e del 39,7% di energia finale (rispetto allo scenario PRIMES 2007). Per il livello assoluto di consumo di energia al 2030, l’obiettivo per l’Italia resta 132,0 Mtep di energia primaria e 103,8 Mtep di energia finale.

Attraverso questi sarà possibile intervenire soprattutto nel settore edilizio, riqualificando l’estetica e la sicurezza di edifici e quartieri in coerenza con la strategia di riqualificazione del parco immobiliare al 2050.

Grande importanza si attribuisce anche al settore trasporti e in particolare nella necessità di convertire il fabbisogno di mobilità in mobilità collettiva. Al tal proposito si legge:

“A questi scopi, pure in attesa della più compiuta definizione del quadro, si intende prospettare, attraverso un confronto preventivo con le Regioni, un significativo ricorso alle risorse del ciclo di programmazione comunitario 2021-27 per lo sviluppo e la coesione, che al momento propone obiettivi tra i quali – oltre a un’Europa più verde e priva di emissioni di carbonio grazie all’attuazione dell’accordo di Parigi e agli investimenti nella transizione energetica, nelle energie rinnovabili e nella lotta contro i cambiamenti climatici – anche un’Europa più connessa, dotata di reti di trasporto e digitali strategiche, e un’Europa più vicina ai cittadini mediante il sostegno alle strategie di sviluppo gestite a livello locale e allo sviluppo urbano sostenibile in tutta l’UE. Per il residuo fabbisogno di mobilità privata e merci, si intende promuovere l’uso dei carburanti alternativi e in particolare il vettore elettrico, e accrescere la quota di rinnovabili attraverso strumenti di natura regolatoria, coordinati con le autonomie locali, ed economici”

Per la sicurezza energetica il Piano prevede, una diminuzione della dipendenza energetica (dovuta all’importazioni di metano e petrolio) del 72,7% nel 2025, che si trasformi in 71,2% e in una totale eliminazione dei combustibili fossili entro il 2050.

Differenziando le connessioni internazionali per la rete gas e per quella elettrica il piano si pone l’obiettivo di garantire la sicurezza energetica e le scorte di sicurezza del petrolio.

Per quanto riguarda il Mercato interno dell’energia, il Piano prevede il potenziamento delle interconnessioni elettriche e il market coupling con gli altri Stati membri, oltre che interconnessi con paesi terzi, per favorire scambi più efficienti.

“Si è comunque persuasi che nel lungo periodo il mercato elettrico evolverà verso forme di contrattazione diverse, in quanto le fonti rinnovabili sulle quali si dovrà necessariamente puntare per incrementarne gli apporti hanno un costo prevalente di investimento e gli impianti a fonti tradizionali avranno sempre più una funzione complementare. Ciò comporta l’esigenza di appropriati strumenti, per un verso finalizzati allo sviluppo delle rinnovabili, per l’altro alla adeguatezza del sistema, con riverberi anche sul mercato del gas”.

Infine l’ultima dimensione, quella della ricerca, innovazione e competitività.

Il Piano, per le azioni di ricerca e innovazione, tiene conto di tre criteri fondamentali:

a. la finalizzazione delle risorse e delle attività allo sviluppo di processi, prodotti e conoscenze che abbiano uno sbocco nei mercati aperti dalle misure di sostegno all’utilizzo delle tecnologie per le rinnovabili, l’efficienza energetica e le reti

b. l’integrazione sinergica tra sistemi e tecnologie;

c. vedere il 2030 come una tappa del percorso di decarbonizzazione profonda.

Tiene conto degli attuali limiti economici per questo, l’Italia si impegna a raddoppiare i fondi pubblici, da 222 milioni nel 2013 a 444 milioni a partire dal 2021.

Per quanto riguarda la competitività, il Piano pone l’attenzione sulla necessità di un attenta regolazione dei mercati energetici in modo che tutti i soggetti, ovvero consumatori ed imprese, possano beneficiare degli effetti positivi di una competizione trasparente.

Principali misure e obiettivi

Il grande obiettivo, fin dalla sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, è quello di combattere i cambiamenti climatici attraverso l’adozione di politiche nazionali e comunitarie.

Per arrivare a questo traguardo è stato necessario stabilire degli obiettivi vincolanti per tutti i paesi comunitari, così come deciso con il Pacchetto Clima-Energia 2020.

Tra gli obiettivi vincolanti, l’Italia ha un target di riduzione delle emissioni di gas serra per i settori non regolati dalla Direttiva ETS del 13% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005.

Per quanto riguarda la promozione delle fonti di energia rinnovabile invece, l’obiettivo è quello di raggiungere nel 2020 una quota pari al 17% di energia da rinnovabili nei Consumi Finali Lordi di energia e un sotto-obiettivo pari al 10% di energia da rinnovabili nei Consumi Finali Lordi di energia nei trasporti.

Piano all’altezza delle sfide?

Da questo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, tutti si aspettavano molto, vuoi perché l’Italia aveva già superato in anticipo gli obiettivi del 2020, vuoi perché l’attuale governo cinque stelle si è sempre dimostrato particolarmente sensibile a queste tematiche, di fatto però queste aspettative non sono state del tutto soddisfatte.

La produzione di energia green si attesta sui valori indicati dalla Sen, addirittura il settore fotovoltaico trova una riduzione del 18% rispetto alle indicazioni del Coordinamento Free (CoordinamentoFonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica).

Occorre notare che il Piano prevede una netta crescita delle rinnovabili a partire dal 2025, approfittando sembra, della prevista diminuzione dei costi delle tecnologie impiegate (già nel 2018 vi è stata una diminuzione dei prezzi dei pannelli fotovoltaici del 27%), ma questo rallentamento quanto potrebbe ostacolare la crescita del settore?

La riduzione delle emissioni, fulcro del Piano, viene citata per quanto concerne i consumi nel settore residenziale e terziario, ma non si conosce il ruolo che può svolgere l’agricoltura, come invece è stata valorizzata in altri Paesi come la Francia.

In merito, quello che stupisce più di tutto, è la totale assenza del Carbon Tax (tassasulle risorse energetiche che emettonobiossido di carbonionell’atmosfera), tema delicato ma che merita comunque di essere considerato.

Il Parlamento Europeo ha chiesto di arrivare ad una riduzione di emissioni del 55% (probabilmente verrà portato al 50%) secondo il Piano invece, sarebbe pari al 37%.

Passando poi ai trasporti: manca una data indicativa di phase out dei veicoli a benzina e diesel, fissata da altri Paesi: Olanda fissa la data al 2025 e Francia e Regno Unito al 2040. Teniamo conto del fatto che, l’energia elettrica che sarà usata nei trasporti nel 2030, sarà ancora prodotta per il 40% da combustibili fossili.

Inoltre non sono contemplate soluzioni volte a potenziare la mobilità su due ruote, tanto meno obiettivi o incrementi di piste ciclabili.

Nel complesso possiamo dire di muoverci nella giusta direzione, forse un po’ troppo lentamente.

Occorre dunque sfruttare al meglio il tempo che separa questa prima bozza da quando verrà approvata come definitiva, a dicembre 2019 a Bruxelles.

Ricordiamoci però che ogni settore, per quanto migliorabile tramite le direttive di questo Piano, può cambiare soltanto con le scelte di individui, come me e te.

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