Il prezzo del petrolio nell’ultimo periodo si è fatto ben sentire, arrivando a costare circa 80 dollari al barile contro i 45 dello scorso anno e ai 26 di febbraio 2016.

Gli effetti ricadono immediatamente nel nostro quotidiano, uno su tutti? Il prezzo del carburante.

Probabilmente anche tu come me, non puoi rinunciare a spostarti in auto, o per lo meno, non sempre ti è possibile farlo. Siamo dipendenti dal carburante e per questo l’oscillazione del suo prezzo, riguarda tutti e non poco…

Ora non so te, ma io ho proprio la sfortuna / fortuna di abitare nei pressi di una grande stazione di benzina per cui anche quando non ho la necessità di fare rifornimento, m’imbatto nella grande colonna luminosa con su indicati i prezzi così ogni giorno mi sbatte in faccia l’ennesimo rincaro. Che rabbia!

Immagino che non sia il solo ad essere amareggiato, anzi probabilmente anche tu che sei incappato in questo articolo, sei un po’ stufo della situazione, magari però ti piacerebbe capire i motivi di questo rincaro…tranquillo, sei nel posto giusto! Mettiti comodo, andrò a spiegarti brevemente i fattori che incidono sul prezzo del greggio e gli scenari che si prospettano da qui a breve. Buona lettura!

I motivi che hanno generato il rincaro del prezzo del petrolio

Come accennato nelle prime righe, il petrolio Brent (ovvero il greggio estratto nella parte britannica del Mare del Nord) gira intorno agli 80 dollari al barile, il doppio rispetto allo scorso anno, un bel cambiamento certo, ma non dovrebbe essere questo a spaventarci poi troppo.

La volatilità del prezzo è sempre stata una caratteristica del petrolio, abbiamo assistito a picchi ben più grandi, vedi quelli del 2008 dove il petrolio era arrivato a costare 150 dollari al barile, quello che meraviglia invece è la velocità con cui il prezzo si trasforma.

Proprio in seguito al picco del 2008, il sistema produttivovenne indirizzato sull’utilizzo del petrolio di scisto negli Stati Uniti così da evitare il declino dei liquidi petroliferi. Non fu considerato l’effetto opposto: produzione di liquidi petroliferi troppo elevata e prezzi del mercato giù in picchiata.

Con prezzi così bassi, non è più risultato conveniente continuare a produrre dallo scisto, così il mercato ha cercato di reagire tornando con prezzi più elevati come quelli a cui stiamo assistendo adesso.

Quanto incidono questi “aggiustamenti” sull’Italia? Molto, perché il nostro è un Paese tutto in trasformazione -se così vogliamo definire la delicatissima situazione attuale- e che dipende in maniera imprescindibile dal petrolio; si può dire addirittura che se non importassimo greggio e gas naturale, la nostra economia quasi non esisterebbe.

Dunque, preso atto della nostra dipendenza dalle importazioni di materie prime e tutte le criticità derivate dai combustibili fossili, cosa faremo per il futuro?

L’alternativa al petrolio

Fare a meno del petrolio è possibile? Oggi certamente no, ma possiamo scegliere di non esserne schiavi.

Come per ogni cambiamento che si rispetti, la strada è costellata di ostacoli, difficili ma superabili grazie alle tecnologie di cui disponiamo e alla consapevolezza che si sta diffondendo tra le persone.

Il Fotovoltaico e il LED sono due esempi di grandi tecnologie in grado di attuare questo grande cambiamento, la stessa IEA ( Agenzia Internazionale dell’Energia) l’ha recentemente riconosciute fondamentali per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica.

Più in generale, possiamo dire che tutte le energie rinnovabili rappresentano il futuro. Non ne sei convinto? Prendiamo il Fotovoltaico, lo scorso anno ha battuto tutte le fonti tradizionali producendo circa 100 GW di nuova potenza installata nel mondo e viaggia già in direzione dell’obiettivo intermedio di 2700 TWh di generazione elettrica da fotovoltaico nel 2030.

Per quanto riguarda i trasporti, anche qui ottimi segnali, siamo ancora bel lontani da salutare la benzina ma le cifre sono più che incoraggianti: circa 3 milioni di vetture elettriche vendute.

Tuttavia gli sforzi vanno incrementati se si vuole arrivare a soddisfare l’obiettivo SDS (Sustainable Development Scenario), esattamente le rinnovabili in genere dovranno rappresentare il 47% della generazione elettrica globale, contro il 25% di oggi.

Come farlo? È cosa certa che il cambiamento deve partire da ognuno di noi, ma è innegabile che in questa partita gioca un ruolo fondamentale chi sta “al potere”.

Il Governo italiano (come gli altri) dovrà entro questa estate, definire un piano energetico sul lungo periodo, che abbracci tutti i settori sociali: agricoltura, edilizia, industria, ricerca, politica e chiaramente rinnovabili ed efficienza.

La speranza di tutti, di chi è particolarmente sensibile alla tematica green ma anche dell’imprenditore accorto che apprezza il risparmio legato all’efficienza energetica, è quella di assistere ad una impostazione fortemente orientata a questo nuovo modo di produrre energia liberi dalle speculazioni e dall’emissioni di gas serra, perché se è vero che investire nelle rinnovabili non è ancora un investimento leggero, aspettare è decisamente più nocivo.