Sin da loro debutto, le energie rinnovabili, sono sempre state affiancate da un’altra parolina, efficace e confortante allo stesso tempo: incentivo. Proprio su questo negli anni, c’è stato un gran parlare al punto da creare oggi due schieramenti, da una parte i favorevoli, dall’altra, i diffidenti.

In realtà c’è una terza parte, quella che mi ha spinto a scrivere questo articolo, che ignora lo scopo di questi incentivi e soprattutto da chi vengono sovvenzionati. Quelli che in pratica pagano da buoni contribuenti le proprie bollette, e non sanno che, al contempo, sostengono il costo delle energie rinnovabili. Mi riferisco alla famosa componente A3 destinata alla “promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili assimilate” presente nelle nostre bollette da anni, esattamente dal 2013, ma quanti effettivamente sono consapevoli della sua esistenza e del peso che ricopre?

Se non sai dare una risposta a questa domanda, allora sei nell’articolo giusto! Mettiti comodo e concedi qualche minuto alla lettura di questo articolo, insieme faremo chiarezza sull’intera macchina d’incentivazione delle rinnovabili e in ultimo, se ne avrai ancora la pazienza, lascerò spazio ad un paio di riflessioni. Buona lettura!

Storia degli incentivi

Il primo intervento legislativo attuo a realizzare gli obiettivi del protocollo di Kyoto risale al 1999. Questo imponeva l’obbligo di immettere ogni anno in rete una percentuale di energia rinnovabile, percentuale che ha vissuto una forte crescita: dal 2% iniziale ci aspettiamo adesso, il raggiungimento del 20% entro il 2020.

Al mancato raggiungimento di queste quote, l’obbligo poteva essere adempiuto tramite il cosiddetto mercato dei certificati verdi.Inizialmente si assistette ad una scarsa offerta e quindi ad un’impennata del prezzo dei CV, così al 2005 ci fu il debutto del primo conto energia: per ogni kWh prodotto veniva riconosciuta una tariffa, variabile secondo tipo e dimensione dell’impianto, da sommare poi al prezzo ricavato dall’energia prodotta.

Questo durò solamente due anni, infatti già nel 2007 si dovette dar vita al secondo Conto Energia, per far fronte a tutte le manovre speculative che ne scaturirono. Infatti il Primo Conto Energia prevedeva la stessa tariffa (quella stabilita alla messa in opera dell’impianto) per 20 anni, senza mai variare. Inoltre furono stabilite delle tariffe per promuovere questo tipo di impianti nelle nuove strutture edilizie e ridotte in maniera graduale, le tariffe conferendo però incentivi poco appetibili.

Nel 2010 si arrivò poi, alla legge 129/2010, altrimenti nota come decreto “salva Alcoa”. Questo consentiva l’accesso alle tariffe del Secondo Conto Energia, a tutti gli impianti la cui costruzione fosse conclusa entro il 31 dicembre 2010 e che fossero entrati in esercizio entro il 30 giugno 2011. Questo si tradusse in un numero incredibile di realizzazioni e quindi ad un grande impiego di incentivi, ma soprattutto in un grande confusione: all’inizio del 2011 era entrato in vigore il Terzo Conto Energia, che prevedeva tariffe maggiori, quindi si creò disi uniformità tra gli impianti del 2010 e quelli del 2011.

Quindi travolto dalle polemiche anche questo finì ben presto per essere rimpiazzato, dal Quarto Conto Energia, e poi ancora da un Quinto. Nel 2013 gli impianti di piccola potenza furono incentivati con tariffe onnicomprensive mentre gli altri, regolamentati con una tariffa di riferimento e prezzo zonale orario dell’energia. Venne stabilito un valore massimo per gli incentivi di 5,8 miliardi di euro, limitando così il numero di interventi.

Dopo tutta questa serie di provvedimenti, modifiche ed aggiustamenti vari, arriviamo al nuovo decreto delle Rinnovabili, o più esattamente alla bozza, ancora in fase di definizione e probabilmente così resterà a lungo visto il particolare momento politico. Sicuramente sembra una misura volta ad incentivare il fotovoltaico in Italia, ma la sua definizione sembra ancora lontana e le manovre correttive, come abbiamo visto, sono sempre dietro l’angolo…

Il futuro è rinnovabile?

Questa sconsiderata serie di nuovi conti energia, non hanno giocato a favore della credibilità del nostro paese, ma d’altronde anche l‘attuale meccanismo di incentivazione per l”efficientamento energetico non convince troppo. Siamo arrivati all’emissioni di Titoli di Efficienza Energetica virtuali senza un reale intervento di efficientamento energetico da parte di alcun soggetto.

Oltre a questo di cui abbiamo approfondito all’articolo mercato dei certificati bianchi, ecco il nuovo scenario, la mia più grande perplessità legata al meccanismo di incentivazione delle rinnovabili in Italia, è la destinazione d’uso.

Mi spiego meglio, le misure finora attuate non hanno mai realmente incentivato l’autoconsumo, che dovrebbe essere la vera missione delle rinnovabili.

Grazie all’autoconsumo già ora è possibile realizzare cose grandiose, basta vedere i Comuni altoatesini: 100% rinnovabili, sia per l’energia elettrica che per quella termica.

Se solo questa possibilità si potesse estendere agli altri comuni italiani si potrebbe garantire al nostro Paese, indipendenza, una qualità dell’aria notevolmente più sana, creazione di posti di lavoro, e un risparmio economico di decine di miliardi.

Gli incentivi devono muoversi in direzione delle famiglie e delle piccole imprese, perché queste non vengano penalizzate come invece succede da molti anni a questa parte. Aiutiamoci a costruirci un futuro migliore, non più schiavi dei cambiamenti climatici e oppressi da bollette sempre più ingenti.

Il cambiamento è possibile e la tecnologia ci fornisce tutti gli strumenti per attuarlo, qui e ora. Tu che vuoi fare?