Gigafactory: cosa sono e cosa potrebbero rappresentare

3 Settembre 2021 | Efficienza Energetica

Le Gigafactory rappresentano, letteralmente, fabbriche di giga per stoccare l’energia. Che ruolo hanno oggi e quale avranno nelle città di domani?

Ti appassionano le nuove tecnologie? Soprattutto quelle che hanno a cuore il pianeta?

Come probabilmente saprai, la concreta diffusione delle tecnologie alimentate da energia pulita è legata al bisogno di mezzi specifici per lo stoccaggio di energia e questo, ad oggi, è un aspetto su cui ancora occorre lavorare molto, soprattutto in previsione dell’aumento dell’elettrificazione dei sistemi di trasporto.

Infatti, le capacità di stoccaggio di energia sono ancora limitate e i costi ancora molto alti. In quest’ottica le Gigafactory potrebbero giocare un ruolo decisivo per soddisfare la richiesta di accumulo di energia e contestualmente, per dare forte impulso alla transizione energetica. Se vuoi capire cosa sono le Gigafactory e quale ruolo potrebbero giocare in Italia, in Europa e nel mondo, continua la lettura di questo articolo fino alla fine!

Gigafactory, contesto e definizione

Il termine “Gigafactory” risale al 2013, e fu coniato dal celebre Elon Musk, CEO di Tesla.

Come si evince dal nome stesso, si tratta di una fabbrica di GigaWatt (unità di misura per la potenza) e di GWh (capacità di stoccaggio energetico).

La fabbrica, ancora in fase di completamento, si trova a Storey County in Nevada e produce batterie agli ioni di litio e componenti per veicoli elettrici dell’azienda.

Si stima che una volta ultimata sarà grande circa quanto 100 campi da calcio messi insieme, diventando uno degli edifici più estesi al mondo.

A questo progetto ha contribuito anche Panasonic con l’obiettivo comune di produrre le batterie necessarie ad alimentare 500.000 modelli di automobili e sostenere l’espansione di Powerball, la batteria prodotta da Tesla per accumulare l’energia domestica.

Il tutto in maniera sostenibile, sia per l’ambiente che per l’economia.

Infatti, queste batterie si ricaricano con l’energia solare, aumentando l‘indipendenza dalla fornitura tradizione di energia elettrica. Citando le parole dello stesso Musk” più o meno quello che è già successo con le linee telefoniche: nei paesi in via di sviluppo non hanno costruito le linee telefoniche fisse, ma sono passati direttamente a quelle mobili”.

Le opportunità della Gigafactory

Le opportunità delle Gigafactory sono molteplici e trasversali.

Rappresentano, senza dubbi, un mercato fiorente per i nuovi investitori, soprattutto in relazione alla rapida crescita dell‘elettrificazione della mobilità. Infatti, per quanto resti ancora un mercato di nicchia, la mobilità elettrica, nonostante la crisi sanitaria COVID-19 ha segnato una buona crescita delle quote di mercato: dal +3,0% nel 2019 al 10,5% nel 2020 (fonte European Battery Alliance).

Al contempo, possono stimolare concretamente la transizione energetica globale rendendo disponibili a prezzi competitivi veicoli elettrici, batterie e sistemi a energia solare per il mercato di massa.

Inoltre, si possono riscontare concreti benefici anche sul piano sociale.

Ad oggi, la sola Gigafactory o Tesla Giga Nevada offre lavoro a 7.000 impiegati e si stima che una volta ultimata la fabbrica potranno essere impiegate fino a 22.000 persone. Proviamo ad immaginare quindi quale effetto occupazionale potrebbe creare su scala mondiale.

E poi potrebbe rappresentare un concreto aiuto per le comunità più povere, attualmente isolate dalla fornitura della rete elettrica.

Gigafactory: le prospettive per l’Italia e per l’Europa

Nell’opportunità che le Gigafactory possono offrire crede molto anche l’Unione Europea, la quale punta a diventare un polo di riferimento, o meglio, il secondo produttore mondiale di batterie.

Già nel 2017, l’Unione Europea aveva investito nel progetto European Battery Alliance con il chiaro obiettivo di competere con l’Asia, unico fornitore europeo di batterie per veicoli elettrici, intravedendo in questo specifico settore un potenziale mercato del valore di 250 miliardi di euro entro il 2050.

L’European Battery Innovation durerà fino al 2028 e sosterrà 42 aziende in 12 stati membri dell’Unione Europea, dalle materie prime al riciclaggio, alle start-up, alle università e ad altri enti di ricerca.

Oltre a questa iniziativa promossa dall’UE si stanno concretizzando altri progetti, ad oggi infatti, si contano 25 Gigafactory in Europa, tra cui anche in Italia.

Ad esempio, la Northvolt, noto sviluppatore e produttore svedese di batterie, specializzato nella tecnologia agli ioni di litio per veicoli elettrici è stata selezionata come fornitore principale strategico di celle per batterie premium per il Gruppo Volkswagen in Europa.

Allo stesso modo la Britishvolt (altra grande produttrice di batterie EV) ha annunciato che spenderà 2,6 miliardi di euro per la sua Gigafactory a Blyth, con una capacità iniziale di 10 GWh, fra l’latro in collaborazione in Pininfarina, l’iconica azienda di design italiana.

Le ultime notizie riportano poi, l’avvento della prima Gigafactory in Italia destinata a diventare al contempo la più grande in Europa e la dodicesima al mondo per dimensione, con 300.000 metri quadri previsti e una capacità iniziale di 45 GWh, che potrà raggiungere i 70 GWh.

Questo progetto, che prende il nome di Itavolt, sorgerà nell’ex sito industriale dello storico stabilimento Olivetti. Importante sottolineare che il Fondatore e Ceo della Gigafactory italiana Itavolt, è Lars Carlstrom, già founder della Britishvolt.

Insomma, la sfida delle Gigafactory europee è lanciata ma restano anche dei nodi importanti da sciogliere prima di poter colmare il gap con l’Asia.

Uno su tutti è rappresentato dall’approvvigionamento europeo per l’estrazione di materie prime essenziali per la produzione di batterie, come il litio, il cobalto e il nichel, così come per la loro raffinazione e la successiva produzione di catodi e anodi.

Infatti, come abbiamo trattato in maniera più approfondita nell’articolo Che ruolo avranno i metalli nella transizione energetica? le tecnologie applicate richiedono una notevole quantità di minerali, preziosi e minori, a tal punto che, secondo una analisi condotta S&P Global Platts, entro il 2040 assisteremo ad un aumento della domanda del 539%.

Gli effetti di questo incredibile andamento ricadranno anche sull’ambiente. Ad esempio, sapevi che ogni tonnellata di oro (presente in gran parte delle apparecchiature elettriche) prodotta genera 300.000 tonnellate di rifiuti?

Quindi sarà fondamentale farsi trovare pronti anche sul fronte dello smaltimento e del riciclaggio delle materie prime.

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